Le prime trasformazioni del giardino avvennero ad opera di Giovanni di Jacopo Corsi che muore nel 1571, nipote di quel Simone che fece l’acquisto del complesso. Dalla mole di dati riscontrabili nei faldoni dell’archivio storico, con i pagamenti a idraulici, fornaci di cotto, lapicidi e scultori, si può dedurre che in questi anni il giardino lo possiamo descrivere come un orto chiuso, suddiviso probabilmente in tre parti: un giardino, un selvatico (cioè una zona con orto e macchia) e infine un frutteto, segno dell’alto rango della famiglia visto che la frutta coltivata era un cibo quasi esclusivamente principesco. Ognuna di queste tre parti aveva una sua propria fonte d’acqua.
I giardini medicei
A proposito degli alberi da frutta presenti nel giardino della Villa di Sesto, non va dimenticato che Eleonora da Toledo, moglie di Cosimo I de’ Medici e “creatrice” del Giardino di Boboli con il Tribolo e il Fortini, fin dall’inizio fece impiantare coltivazioni di “frutticini”, alberi da frutta tenuti bassi a spalliera. L’esempio degli splendidi giardini medicei, come Boboli, e poi Castello e Petraia, è ben presente ai Corsi che in questa loro Villa sembrano fare a gara proprio con quei modelli. Insieme agli alberi da frutta erano coltivati anche gli agrumi, che per primi i Medici avevano cominciato a piantare negli anni ‘40 del Quattrocento nella loro Villa a Fiesole, e che da lì divennero un must per tutte le grandi famiglie.