Fin dal Cinquecento una delle cure maggiori che i Corsi ebbero in questa proprietà fu quella di garantire un adeguato approvvigionamento idrico alla Villa, al giardino e ai campi. Anche nel Settecento si continuò in questo senso, soprattutto in vista delle trasformazioni dell’edificio e del giardino. È proprio a partire dal 1729, quando muore il marchese Giovanni e gli succede il figlio Antonio, che iniziano importanti trasformazioni, che daranno alla Villa l’aspetto con il quale la conosciamo ancora oggi. Gli architetti chiamati per questa nuova fase sono ancora una volta scelti tra i migliori del tempo: Pietro Paolo Giovannozzi, che l’Elettrice Palatina aveva usato alla sua Villa La Quiete, e poi Ferdinando Ruggeri, colui che realizzò il campanile di San Lorenzo a Firenze sempre su commissione dell’Elettrice. È il Ruggeri il vero regista di questa fase, quando si realizza la grande Limonaia, oggi teatro, e si decora il muro di cinta lì accanto con statue e spugne. Le due fronti della Villa, quella esterna sulla via principale e quella interna sul giardino, vengono ridisegnate dal Ruggeri con eleganti forme barocche; le quattro torri merlate del Silvani diventano terrazzate, decorate da urne e da statue, e dalla parte del giardino aperte con eleganti serliane. Questi lavori segnano definitivamente la nuova veste della Villa, non più insediamento semi-fortificato ma piacevole luogo di delizie, sottolineata dalla leggerezza e luminosità delle facciate.
Le facciate
Le due facciate principali della Villa vengono ridisegnate dal Ruggeri nella prima metà del Settecento. Quella interna sul giardino viene allargata e ancor più sottolineata in orizzontale dall’inglobamento nella decorazione complessiva della Villa delle due uccelliere e del muro di fondo che le collega, decorato con urne, fastigi con spugne e profili elegantemente curvi. Sulla via principale invece, il Ruggeri sceglie di sottolineare la verticalità della parte centrale, nettamente distinta dai laterali, segnando l’asse centrale col portone sovrastato dall’imponente stemma, e terminando nell’attico forato, pura quinta teatrale, e negli obelischi dritti verso il cielo.
La seconda uccelliera
Sul lato corto della Limonaia che si affaccia sul giardino, Ruggeri realizza una seconda e più piccola uccelliera, esemplata su quella realizzata da Monsignor Lorenzo e posta in simmetria a quella. La nuova uccelliera viene affrescata con vedute di rovine e uccelli, e alla sua inaugurazione ospita delle tortore. In quest’occasione, lo stesso pittore, Ferdinando Melani, ridecora l’uccelliera seicentesca posta di fronte.