Come molte altre famiglie mercantili fiorentine, i Corsi nel Medioevo si inurbarono a Firenze dove costruirono la loro fortuna economica e sociale, fino a ricoprire le più alte cariche dello stato. Nel XVI secolo portarono avanti un’importante serie di investimenti immobiliari e fondiari vista la grande ricchezza accumulata, e nel 1503, nel popolo di San Martino a Sesto, in una zona ricca di torrenti e di floride coltivazioni, Simone di Jacopo Corsi acquista da Andrea di Luca Carnesecchi per la considerevole cifra di 1680 fiorini, un podere con la “casa da signore” e quella del contadino, un orto murato, una colombaria e terreni per circa 10 ettari.
Nei secoli successivi i Corsi accresceranno considerevolmente il numero di poderi, terre e case coloniche, creando una vasta e redditizia fattoria della quale la Villa è sempre stato il centro gestionale, oltre a essere luogo di svago e riposo della famiglia.
Il Camerino delle Grottesche
La veduta della Villa che Tommaso di Battista del Verrocchio raffigura nella volta del Camerino delle Grottesche, è davvero un’immagine di eccezionale importanza.
Quella raffigurata nel riquadro in mezzo alle grottesche è una tipica “casa da signore” del tempo, di ampie dimensioni, sorta per aggiunte successive di ambienti. Si vede la torre difensiva, diventata colombaia (l’allevamento dei colombi era un’attività assai redditizia di questa fattoria, portata avanti per molti secoli), il terrazzo coperto con colonne in pietra serena dove essiccare i prodotti agricoli e stendere ad asciugare i panni, le finestre rinascimentali con finiture in pietra serena e il grande portone sul giardino incorniciato da bugne.
Il giardino antistante ha già il disegno architettonico con le partiture a prato e una prima vasca con fontana.